Mitologia turca: creature, spiriti e mostri delle leggende turche

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La mitologia turca mette insieme creature di origini diverse. Dalle steppe dell’Asia centrale arrivano divinità e animali sacri come Umay, Erlik, il lupo grigio e il cavallo alato Tulpar. Le epopee oghuz hanno dato il ciclope Tepegöz, mentre il folklore anatolico, con molte radici persiane e islamiche, ha Şahmeran, l’Albastı, i cin e lo Zümrüdüanka.

Qui sotto le trovate divise per origine, con una tabella riassuntiva. In rete girano elenchi di “creature turche” con nomi che non compaiono in nessuna raccolta di folklore: noi abbiamo tenuto solo quelle documentate, anche a costo di averne qualcuna in meno.

Da dove vengono le creature della mitologia turca

Prima dell’Islam i popoli turchi delle steppe veneravano il cielo, Tengri, e vedevano il mondo pieno di spiriti. Secondo la TDV İslâm Ansiklopedisi montagne, laghi e fiumi erano considerati esseri vivi, e gli spiriti si dividevano in buoni, al servizio del dio Ülgen, e cattivi, agli ordini di Erlik, il principe del mondo sotterraneo.

Con la conversione all’Islam sono arrivati i cin (i jinn del Corano) e, attraverso la cultura persiana, le peri e i grandi uccelli leggendari come il Simurgh. Una volta in Anatolia, le storie turche si sono mescolate anche con quelle di Bisanzio, dei Balcani e del Caucaso. Secondo noi è la parte più interessante del tema: la stessa creatura cambia nome e carattere man mano che si sposta verso ovest.

Le creature della mitologia turca pre-islamica

Umay, la protettrice delle madri

Umay è la dea legata alla nascita, che protegge le donne e i bambini. In antico turco la parola indicava la placenta. Il nome compare già nell’iscrizione di Kül Tigin, nella valle dell’Orkhon in Mongolia (VIII secolo), dove il sovrano paragona la propria madre alla dea. In diverse culture turche si dice che un neonato che sorride nel sonno ha Umay accanto a sé.

Erlik, il signore dei morti

Erlik, o Erlik Han, governa il mondo sotterraneo. Da lì manda malattie e spiriti maligni e porta con sé le anime degli uomini. Nei miti dell’Altai è fratello e rivale di Ülgen, il dio creatore: voleva essere suo pari e per questo fu confinato negli strati più profondi della terra. È una figura cupa, e diversi mostri delle steppe, come lo Yelbegen che trovate più sotto, sono al suo servizio.

Il lupo grigio e Asena

Il lupo grigio, bozkurt in turco, è il simbolo più noto delle origini turche. Le cronache cinesi del VII secolo raccontano che il clan Ashina, la dinastia dei Göktürk, discende da un ragazzo sopravvissuto a una strage e da una lupa che lo aveva curato. La lupa si rifugiò in una grotta e partorì dieci figli, per metà uomini e per metà lupi. Nelle cronache la lupa non ha un nome: Asena è la forma con cui la chiamano oggi in Turchia, legata al nome degli Ashina.

Un lupo grigio compare anche in un’altra storia, quella in cui guida i turchi fuori da una valle chiusa tra le montagne. La raccontiamo per intero nell’articolo sulla leggenda di Ergenekon.

Tulpar, il cavallo alato

Il Tulpar è un cavallo alato, o celeste, conosciuto da turchi, uzbeki, baschiri, kazaki e kirghisi. Il paragone con Pegaso viene spontaneo, anche se il Tulpar nasce in un mondo di cacciatori a cavallo e falconieri, e secondo alcune interpretazioni unisce proprio queste due figure, il cavallo e il rapace. I due cavalli alati dorati dello stemma del Kazakistan sono due tulpar.

Yelbegen, l’orco dalle molte teste

Nei racconti dei popoli turchi della Siberia lo Yelbegen è un mostro mangiatore di uomini con molte teste, spesso sette. All’inizio aveva l’aspetto di un drago o di un serpente gigante, poi è diventato una specie di orco. Una leggenda dell’Altai lo usa per spiegare le eclissi: lo Yelbegen divora la luna, e quando la luna si oscura si dice che se la sia mangiata di nuovo. In alcune narrazioni è al servizio di Erlik e cattura chi ha abbandonato la retta via.

Tepegöz, il ciclope del Libro di Dede Korkut

Il Libro di Dede Korkut raccoglie dodici racconti epici dei turchi oghuz. Ne restano due manoscritti, a Dresda e alla Biblioteca Vaticana, e Dede Korkut è il bardo saggio che compare in tutte le storie. Nel 2018 l’UNESCO ha inserito il patrimonio epico legato alla sua figura nella lista del patrimonio culturale immateriale, su candidatura comune di Azerbaigian, Kazakistan e Turchia.

Tepegöz, cioè “occhio in cima”, è il mostro dell’ottavo racconto. Nasce dall’unione tra un pastore e una peri; lo alleva Aruz, uno dei capi oghuz, e la madre gli infila al dito un anello che rende la sua pelle invulnerabile a frecce e spade. Cresce violento, viene cacciato e fa strage degli oghuz. Dede Korkut va a trattare: il gigante vorrebbe sessanta persone al giorno e alla fine accetta due uomini e cinquecento pecore. A fermarlo è Basat, figlio di Aruz, che lo acceca con uno spiedo arroventato, esce dalla grotta nascosto sotto una pelle di montone e gli taglia la testa con la sua stessa spada.

Le somiglianze con Polifemo e l’Odissea sono evidenti, e gli studiosi le discutono da tempo. Secondo noi Tepegöz è però un personaggio più triste del ciclope omerico: nasce da una colpa non sua e la comunità che lo ha cresciuto è la stessa che poi deve ucciderlo.

Le creature del folklore anatolico e ottomano

Şahmeran, la regina dei serpenti

Se dobbiamo scegliere, Şahmeran è la creatura che ci affascina di più. Il nome viene dal persiano (şah, “re”, e maran, “serpenti”) ed è un titolo maschile, eppure nelle leggende Şahmeran è sempre una donna: bellissima dalla vita in su, con il corpo di serpente. La versione raccolta dal Kültür Portalı del Ministero della Cultura turco è ambientata a Tarsus. Un giovane povero, Cemşab, viene abbandonato dagli amici in una grotta piena di miele, trova un passaggio e finisce in un giardino sotterraneo dove vivono i serpenti. Resta lì per anni, guadagna la fiducia della regina e quando chiede di tornare a casa lei lo lascia andare, facendogli promettere di non rivelare a nessuno dove si trova.

Anni dopo il sultano si ammala e il visir sostiene che l’unica cura è la carne di Şahmeran. Cemşab viene costretto a parlare. Prima di morire la regina gli dice di far bere al visir l’acqua in cui l’hanno bollita e di dare la carne al sultano: il visir muore, il sultano guarisce e Cemşab prende il posto del visir. Si dice che i serpenti non sappiano ancora della sua morte e che un giorno, quando lo scopriranno, invaderanno Tarsus.

La stessa leggenda si racconta anche nella zona di Mardin, dove Şahmeran è un soggetto tradizionale dei pittori locali e la sua immagine decora le case.

Albastı, o Alkarısı

L’Alkarısı è uno spirito maligno che la tradizione popolare incolpava della febbre puerperale, chiamata appunto albastı. Secondo la TDV İslâm Ansiklopedisi la si immaginava di solito come una vecchia strega bruttissima con una camicia rossa. Si pensava che assalisse le puerpere nei primi quaranta giorni per strappare loro il fegato. Per proteggerle non le si lasciava mai sole, si teneva una luce accesa nella stanza e si mettevano vicino al letto un Corano, uno specchio, aglio, cipolla o un amuleto contro il malocchio, oltre a un nastro rosso sulla testa della madre e sulla culla. Un altro tipo di Alkarısı è più innocuo e di notte si limita a cavalcare i cavalli nelle stalle e a intrecciarne le criniere.

Alcune di queste protezioni, come il nazar, fanno ancora parte della vita quotidiana, e ne parliamo nell’articolo su costumi e tradizioni della Turchia.

Karabasan, lo spirito che schiaccia nel sonno

Il karabasan è la presenza che si siede sul petto di chi dorme e gli toglie il respiro. Nella credenza popolare è uno spirito maligno o un cin; oggi viene di solito identificato con la paralisi del sonno, quando ci si sveglia coscienti ma senza riuscire a muoversi. Fa parte di una famiglia di spiriti chiamati basty (da bastı, “pressione”), a cui appartiene anche l’Albastı.

Karakoncolos, il mostro delle notti d’inverno

Il Karakoncolos esce nelle notti più fredde dell’inverno, soprattutto tra il 24 dicembre e il 20 gennaio, il periodo che la tradizione chiama zemheri. Il Kültür Portalı lo descrive come una creatura bassa e scura, simile a una scimmia, con il pelo come una pelle d’orso e grossi campanacci alla cintura. Ferma i passanti con domande strane e lascia in pace chi risponde con una parola che contiene “kara” (nero), per esempio “vengo da Karabağ e vado a Karadağ”. I nomi cambiano da zona a zona: tra le varianti c’è anche Karakura.

Ha parenti stretti nei Balcani e soprattutto in Grecia, dove è il kallikantzaros. Evliya Çelebi, il viaggiatore ottomano del Seicento, lo contava tra i diciassette talismani di Istanbul. Se vi interessa questo lato meno turistico della città, trovate qualche idea nell’articolo sui tesori nascosti di Istanbul.

Gulyabani

Il Gulyabani è un ghoul gigantesco con la barba lunga che vaga di notte e spaventa i viandanti. È diventato famoso grazie al romanzo Gulyabani di Hüseyin Rahmi Gürpınar, pubblicato nel 1912 e ambientato a Dudullu, allora un villaggio vicino a Istanbul. Il libro, curiosamente, prende in giro proprio le superstizioni su peri e gulyabani.

Gli influssi islamici e persiani

I cin

I cin sono i jinn della tradizione islamica, esseri invisibili creati dal fuoco secondo il Corano, che possono essere buoni o malvagi. Nelle credenze popolari turche la parola cin si usa spesso per qualunque presenza invisibile, tanto che per molti anche il karabasan è un cin. Li abbiamo raccontati nell’articolo sul significato delle storie dei jinn.

Le peri

La parola peri viene dal persiano parī, che a sua volta deriva dall’avestico pairika, “donna che fa incantesimi”. Nell’Avesta la pairika è un essere maligno, e già nelle leggende dell’antico Iran ha l’aspetto di una donna bellissima. Nelle fiabe turche la peri è rimasta una creatura di grande bellezza, di cui non sempre ci si può fidare: la madre di Tepegöz, per dire, era una peri.

Zümrüdüanka, l’uccello del monte Kaf

Lo Zümrüdüanka è il grande uccello che nelle fiabe turche porta l’eroe dove nessuno può arrivare. Il nome unisce le due tradizioni da cui deriva: gli arabi lo chiamano ʿanqāʾ, i persiani sīmurgh, e in turco le due forme sono diventate una sola. Vive in cima al monte Kaf, ai confini del mondo, parla come un uomo, dà consigli ai re e guarisce le ferite con le sue piume. Nello Shahnameh, il poema epico persiano, alleva Zal, il padre dell’eroe Rostam; in Anatolia è il protettore di Keloğlan, il ragazzo calvo delle fiabe.

Oggi lo si traduce spesso con “fenice”, ma la TDV İslâm Ansiklopedisi tiene a distinguerlo dall’uccello di fuoco di origine egizia, che è un’altra creatura.

Illustrazione di un grande uccello rosso in volo sopra un edificio con cupole e bandiere turche

Hüma, l’uccello della fortuna

La Hüma (dal persiano humā) è l’uccello del paradiso e della fortuna. Vive così in alto da non toccare mai terra, e si credeva che chi veniva sfiorato dalla sua ombra sarebbe diventato re o molto ricco. Dal suo nome viene l’aggettivo hümayun, “imperiale”, lo stesso di hatt-ı hümayun, il decreto scritto di pugno dal sultano. Alcuni studiosi turchi hanno notato le sue somiglianze con la dea Umay, anche se le due figure hanno origini diverse.

Tabella riassuntiva

CreaturaTipoOrigine
UmayDea della nascitaTurca pre-islamica
ErlikSignore dei mortiTurca pre-islamica (Altai)
Lupo grigio / AsenaAnimale antenatoTurca pre-islamica, cronache cinesi
TulparCavallo alatoAsia centrale
YelbegenOrco a più testeAltai e Siberia
TepegözCiclopeEpopea oghuz (Dede Korkut)
ŞahmeranRegina dei serpentiFolklore anatolico, nome persiano
Albastı / AlkarısıSpirito del puerperioFolklore turco
KarabasanSpirito degli incubiFolklore turco
KarakoncolosMostro invernaleAnatolia, Balcani, Caucaso
GulyabaniGhoulFolklore ottomano
CinSpiriti invisibiliIslamica
PeriFataPersiana
ZümrüdüankaUccello gigantePersiana e araba
HümaUccello della fortunaPersiana

Nasreddin Hodja e Dede Korkut non sono creature

Capita di trovarli negli elenchi di creature mitologiche turche, dove non c’entrano. Nasreddin Hodja è il protagonista di una lunga serie di aneddoti comici: secondo la tradizione nacque a Hortu nel 1208 e morì ad Akşehir nel 1284, e l’arte di raccontare le sue storie è patrimonio immateriale UNESCO dal 2022. Dede Korkut, come abbiamo visto, è il bardo che narra l’epopea oghuz.

Dove ritrovarle in un viaggio in Turchia

Due luoghi legati a queste leggende si possono visitare. A Tarsus, in provincia di Mersin, c’è lo Şahmeran Hamamı, il bagno dove secondo la tradizione la regina dei serpenti fu uccisa. A Mardin conviene cercare le opere dei pittori che ancora dipingono Şahmeran.

Se state costruendo il percorso, partite dal nostro itinerario di 7 giorni in Turchia, e per un’altra lettura sul tema c’è l’articolo sulle leggende turche sull’amore e il sacrificio.

Domande frequenti

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Andrea M.

Digital Nomad

Andrea è un digital marketer e appassionato di cultura asiatica, convinto che il modo migliore per conoscere un paese sia attraverso i suoi sapori e le sue tradizioni. Viaggiatore instancabile, ha sviluppato nel tempo una profonda passione per l'Asia e le sue tradizioni, che racconta su Viaggiare in Asia con ricette testate e appunti di viaggio. Quando non è in viaggio, lavora su progetti digitali tra Malta e l'Italia.

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