Il significato dei fiori di pesco in Cina e in Asia: simboli e leggende

Fiori di pesco

In Cina i fiori di pesco (桃花, táohuā) sono un simbolo d’amore e di primavera: chi è fortunato in amore, si dice, ha la “fortuna dei fiori di pesco”. La pesca invece è il frutto della longevità e dell’immortalità, e il legno di pesco per secoli è servito a tenere lontani gli spiriti maligni.

Qui sotto raccontiamo da dove vengono questi significati e come i fiori di pesco entrano nel Capodanno cinese e nel Tet vietnamita.

Rami di pesco in fiore

Cosa significano i fiori di pesco in Cina

Il significato più diffuso oggi è quello romantico. L’espressione 桃花运 (táohuā yùn), “fortuna dei fiori di pesco”, indica la fortuna in amore, e di una persona che attira corteggiatori si dice che “cammina nella fortuna dei fiori di pesco”. Il legame più citato è una poesia della dinastia Tang di Cui Hu. Il poeta incontrò una ragazza in una casa a sud della capitale Chang’an e, quando tornò l’anno dopo, non la trovò più. I versi più famosi, tradotti alla buona, dicono: “Il suo volto e i fiori di pesco si accendevano di rosso a vicenda. Il volto non so dove sia andato, i fiori di pesco ridono ancora al vento di primavera.”

Con il matrimonio il pesco ha un rapporto ancora più antico. Nel Libro delle Odi, la più antica raccolta di poesia cinese, c’è un canto nuziale intitolato 桃夭 (Táo yāo) che si apre con un pesco giovane e fiorito, immagine della sposa che va nella casa del marito. In epoca Zhou ci si sposava volentieri in primavera, proprio quando i peschi erano in fiore.

Il terzo significato è stagionale. Il pesco fiorisce tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, più o meno nel periodo del Capodanno lunare, e per questo i suoi rami sono diventati un augurio di rinnovamento. Secondo noi la cosa più curiosa è il doppio registro: lo stesso albero è romantico nei fiori e quasi magico nel frutto e nel legno.

Le leggende e i testi in cui compare il pesco

La sorgente dei fiori di pesco di Tao Yuanming

Nel 421 il poeta Tao Yuanming scrisse il Tao Hua Yuan Ji (桃花源記), “La sorgente dei fiori di pesco”. Un pescatore di Wuling risale un fiume fiancheggiato da peschi in fiore, arriva alla sorgente e trova un passaggio in una grotta. Dall’altra parte c’è un villaggio isolato, abitato dai discendenti di persone fuggite ai disordini della dinastia Qin, secoli prima. Il pescatore se ne va segnando la strada, ma chi prova a ritrovare il villaggio non ci riesce più.

Da questo racconto viene l’espressione 世外桃源 (shìwài táoyuán), usata ancora oggi per un luogo bellissimo e appartato, una specie di Shangri-La cinese. È la storia del pesco che ci piace di più, anche perché è una delle poche che non ha bisogno di dèi o magie per funzionare.

Le pesche dell’immortalità di Xi Wangmu

Xi Wangmu, la Regina Madre dell’Occidente, vive sul mitico monte Kunlun e ha un frutteto di pesche della longevità che, secondo la versione più nota, maturano una volta ogni tremila anni. Le serve ai suoi ospiti, e chi le mangia diventa immortale. Nel romanzo Viaggio in Occidente il Re Scimmia Sun Wukong viene messo a guardia del giardino dei peschi e, com’era prevedibile, se le mangia. Da questo mito vengono il dio della longevità Shouxing, raffigurato con una pesca in mano, e gli shoutao, i panini dolci a forma di pesca che si servono ai compleanni.

Il pesco che teneva lontani gli spiriti

Un testo del I secolo, il Lunheng di Wang Chong, cita un passo attribuito al Classico dei monti e dei mari (nelle versioni arrivate fino a noi quel passo non c’è). Sul monte Dushuo cresce un pesco gigantesco, i cui rami si estendono per tremila li. Tra i rami si apre la porta degli spiriti, sorvegliata da due divinità, Shenshu e Yulü, che legano gli spiriti malvagi con corde di canna e li danno in pasto alle tigri.

Da qui nasce l’uso di appendere alle porte tavolette di legno di pesco, le taofu, durante il passaggio d’anno. Con il tempo le tavolette sono diventate di carta e si sono trasformate nei chunlian, le strisce rosse con i distici augurali che ancora oggi si incollano ai lati delle porte per il Capodanno. Shenshu e Yulü sono stati tra i primi menshen, gli dèi delle porte.

Il giuramento del giardino dei peschi

Nel Romanzo dei Tre Regni, scritto nel XIV secolo e attribuito a Luo Guanzhong, Liu Bei, Guan Yu e Zhang Fei si giurano fratellanza in un giardino di peschi in fiore. L’episodio è inventato (le cronache storiche non ne parlano), ma è diventato il simbolo cinese della lealtà tra amici.

I fiori di pesco e il Capodanno cinese

Nel Guangdong, prima del Capodanno, si va ai mercati dei fiori, un’usanza che dal 2021 è nella lista cinese del patrimonio culturale immateriale. I fiori simbolo della festa sono il kumquat, il narciso e il pesco. Un ramo di pesco in casa porta fortuna e prosperità, e piace soprattutto ai giovani single, che sperano nella famosa fortuna in amore.

Per un viaggio in Cina trovate qualche idea nella guida sulla Cina tra montagne, città imperiali e natura, anche se è pensata per l’estate.

Fiore di pesco rosa su un ramo

I fiori di pesco del Tet in Vietnam

In Vietnam i fiori di pesco (hoa đào) sono il simbolo del Tet, il Capodanno lunare, ma solo al Nord. Un articolo di VietnamPlus paragona il ramo di pesco di una famiglia di Hanoi all’albero di Natale di una famiglia cristiana. Nel Sud, invece, per il Tet si scelgono i fiori gialli di hoa mai. Ad Hanoi i peschi si coltivano soprattutto nei villaggi di Nhat Tan e Phu Thuong: solo a Nhat Tan ci sono quasi 800 famiglie di coltivatori.

Anche in Vietnam il pesco protegge dagli spiriti. La versione vietnamita della leggenda di Shenshu e Yulü chiama i due dèi Thần Đồ e Uất Lũy e racconta che, quando durante il Tet salgono in cielo a fare rapporto all’Imperatore di Giada, la gente porta in casa rami di pesco per tenere lontani i demoni. Chi non trova un ramo disegna i due dèi su carta rossa e li appende alla porta.

Il Tet è il momento più scenografico per vedere i peschi a Hanoi, ma non il più comodo per viaggiare: molti vietnamiti tornano a casa, i trasporti si riempiono e parecchi locali chiudono per qualche giorno. Ne parliamo nella guida su quando andare in Vietnam, e se volete organizzare il giro completo c’è l’itinerario del Vietnam in 15 giorni.

E in Giappone?

In Giappone il 3 marzo è Momo no sekku, la “festa dei peschi”, più nota come Hinamatsuri, la festa delle bambole dedicata alle bambine. Anche qui l’idea arriva dalla Cina: si credeva che i fiori di pesco tenessero lontani gli spiriti maligni.

Pesco e ciliegio si confondono facilmente. I fiori del ciliegio pendono in piccoli grappoli da peduncoli lunghi e hanno una piccola tacca in punta a ogni petalo. Quelli del pesco stanno attaccati al ramo, quasi senza gambo, e hanno petali interi e appuntiti. Se vi interessa la fioritura dei ciliegi, trovate date e luoghi nella guida all’hanami in Giappone, e altre fioriture nell’articolo sui posti da visitare in Asia in primavera.

Domande frequenti

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Andrea M.

Digital Nomad

Andrea è un digital marketer e appassionato di cultura asiatica, convinto che il modo migliore per conoscere un paese sia attraverso i suoi sapori e le sue tradizioni. Viaggiatore instancabile, ha sviluppato nel tempo una profonda passione per l'Asia e le sue tradizioni, che racconta su Viaggiare in Asia con ricette testate e appunti di viaggio. Quando non è in viaggio, lavora su progetti digitali tra Malta e l'Italia.

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