Significato degli origami in Giappone: gru, cigno e altri simboli

Gru di origami rossa a pois bianchi

In Giappone l’origami con il significato più forte è la gru (orizuru), simbolo di lunga vita e buona fortuna e, dopo la storia vera di Sadako Sasaki, di pace. Mille gru legate insieme, il senbazuru, accompagnano un desiderio. Altri significati che circolano online, come quelli attribuiti al cigno, non vengono dalla tradizione giapponese.

Gru di origami rossa a pois bianchi
La gru, orizuru, è la figura più conosciuta degli origami. Foto: Florent Fabre su Unsplash

Origami: i significati in breve

  • Gru (orizuru): lunga vita, buona fortuna, guarigione e pace
  • Senbazuru: mille gru per esprimere un desiderio
  • Farfalle maschio e femmina: gli sposi nei matrimoni shintoisti
  • Rana: kaeru vuol dire anche “tornare”, quindi augurio di buon ritorno
  • Noshi: la piega cerimoniale che accompagna i regali
  • Cigno: in Italia spesso è il nome dato alla gru

Cosa vuol dire origami

La parola unisce oru, piegare, e kami, carta: “carta piegata”. Per secoli però i giapponesi hanno usato altri nomi. Nel periodo Edo si diceva soprattutto orikata od orisue, e l’origami era già un passatempo diffuso, usato anche come motivo decorativo sui kimono. Prima ancora, le pieghe di carta erano una questione di etichetta, legata ai regali e alle cerimonie, e ne parliamo più avanti.

Il significato della gru di origami (orizuru)

L’orizuru, letteralmente “gru piegata”, è il modello più classico della tradizione giapponese. In Giappone la gru è da sempre un simbolo di lunga vita, e un vecchio detto lo riassume così: tsuru wa sennen, kame wa mannen, “la gru vive mille anni, la tartaruga diecimila”. Mille qui è un modo di dire, sta per “tantissimi”. Per questo in passato chi chiedeva una grazia offriva ai santuari e ai templi immagini di gru, e poi gru di carta.

Oggi le gru di carta si regalano soprattutto a chi è malato, come augurio di guarigione. Spesso le piegano insieme compagni di classe o colleghi, e le portano alla persona o a un santuario. Si preparano anche per le squadre sportive prima di una gara, e si trovano accanto ai memoriali di guerra, dove indicano il desiderio di pace.

Senbazuru, le mille gru

Senbazuru vuol dire “mille gru”. Secondo la tradizione, chi ne piega mille può esprimere un desiderio; le gru vengono infilate su fili e appese a grappolo. Nei negozi giapponesi si vendono kit apposta, con circa mille fogli, il filo e le perline da mettere in fondo per non far scivolare le gru. Il formato più usato è il foglio da 7,5 cm di lato. Mille gru richiedono molte ore e spesso si piegano in gruppo: secondo noi il regalo vale anche per questo.

Fili di gru di carta colorate appese davanti a una finestra
Gru di carta infilate in lunghi fili, come nei senbazuru. Foto: Kevin Lanceplaine su Unsplash

Sadako Sasaki e le gru di Hiroshima: una storia vera

La storia di Sadako Sasaki viene spesso chiamata “leggenda delle mille gru”, ma è accaduta davvero. Sadako aveva due anni quando la bomba atomica colpì Hiroshima, il 6 agosto 1945. Nel febbraio 1955, a dodici anni, le fu diagnosticata la leucemia e fu ricoverata all’ospedale della Croce Rossa di Hiroshima. Quando in reparto arrivarono delle gru di carta mandate da Nagoya, i piccoli pazienti cominciarono a piegarne a loro volta, e Sadako si mise a farlo con l’idea che l’avrebbero aiutata a guarire. Senza fogli adatti, usava anche le cartine dei medicinali.

Il Museo della Pace di Hiroshima racconta che Sadako completò le mille gru e continuò anche dopo, piegandole così piccole da dover usare un ago per le ultime pieghe. Secondo un pannello esposto nel museo, a fine agosto 1955 aveva raggiunto l’obiettivo e ne piegò circa altre 300, superando quindi le 1.300. Morì il 25 ottobre 1955, dopo otto mesi di malattia. La versione in cui si ferma a 644 gru e le altre vengono completate dai compagni viene dal romanzo per ragazzi di Eleanor Coerr, “Sadako and the Thousand Paper Cranes”, che ha fatto conoscere la storia nel mondo ma la racconta in forma romanzata.

Dopo la sua morte, i compagni di scuola avviarono una raccolta di fondi a cui contribuirono studenti di tutto il Giappone. Nel 1958 fu inaugurato nel Parco della Pace il Monumento alla Pace dei Bambini, con la statua di una ragazza che solleva una gru. Secondo il Comune di Hiroshima ogni anno davanti al monumento vengono lasciati circa 10 milioni di gru di carta. Se Hiroshima rientra nel vostro itinerario in Giappone, trovate il resto della visita nella nostra guida a Hiroshima, tra musei della pace e isole.

Origami e amore: gru e farfalle ai matrimoni

Se cercate un origami che parli d’amore, la tradizione giapponese ne offre due. Il primo è ancora la gru, che vive in coppia per tutta la vita ed è quindi anche un simbolo di fedeltà; per questo la si ritrova spesso tra i motivi dei matrimoni. Piegare mille gru per le nozze, da soli, in coppia o con tutta la famiglia, è diventata un’usanza molto sentita soprattutto tra i giapponesi d’America, come augurio di un matrimonio lungo e felice.

Il secondo sono le farfalle di carta, una maschio e una femmina, che nei matrimoni shintoisti rappresentano gli sposi e decorano le brocche del sakè. Sono tra le forme più antiche di origami cerimoniale: una poesia di Ihara Saikaku del 1680 già le descrive, e si usano ancora oggi nei matrimoni e nelle feste.

Origami cigno: gru o cigno?

Molti in Italia cercano il significato dell’origami “cigno”, ma spesso stanno pensando alla gru: vista di profilo, con il collo lungo e le ali distese, l’orizuru ricorda un cigno, e parecchi tutorial e articoli italiani la chiamano proprio così. Se la figura che avete in mente è quella piatta, con il becco a punta e le ali larghe, il significato è quello della gru che abbiamo visto sopra.

Il cigno vero e proprio non ha nella cultura giapponese un valore simbolico paragonabile a quello della gru. Il cigno tridimensionale fatto con centinaia di piccoli triangoli incastrati viene da un’altra tradizione: è una tecnica modulare cinese, diventata famosa nel mondo come “Golden Venture folding” dopo il 1993, quando i migranti cinesi arrivati negli Stati Uniti sulla nave Golden Venture la usarono durante la detenzione. In Occidente il cigno è associato all’amore di coppia, un significato che viene dalla nostra cultura.

La rana di origami e il gioco di parole kaeru

La rana ha in Giappone un significato preciso, che nasce da un’omofonia. Rana si dice kaeru (蛙), esattamente come il verbo kaeru (帰る), “tornare”. Da qui vengono gli auguri legati alla rana: buji kaeru, tornare a casa sani e salvi, e okane ga kaeru, “i soldi tornano”. Molti giapponesi tengono una piccola rana portafortuna nel portafoglio. Secondo noi una rana di carta è un bel pensiero per un amico che parte per un lungo viaggio.

Noshi e origami cerimoniali

Prima di diventare un gioco, piegare la carta era una questione di buone maniere. Durante il periodo Heian la corte imperiale fissò le regole per avvolgere in carta piegata il denaro e i doni usati nelle cerimonie. Nel periodo Muromachi i clan Ise e Ogasawara, che curavano l’etichetta alla corte degli shōgun Ashikaga, codificarono queste pieghe, oggi chiamate origata: forme geometriche, molto diverse dagli animali dell’origami moderno.

Il noshi è la più nota. In origine era un foglio di carta bianca piegato attorno a una striscia di abalone essiccato, considerato portafortuna e augurio di lunga vita, e si attaccava ai regali. Il simbolo del noshi si vede ancora sulle carte e sulle buste per i regali, per esempio quelle con il denaro per gli sposi. In Giappone la cura dell’incarto accompagna molte occasioni, dai matrimoni al Capodanno giapponese, con la stessa attenzione per il gesto che si ritrova nella cerimonia del tè.

Breve storia degli origami in Giappone

La carta arrivò in Giappone dalla Cina, attraverso la Corea, entro il VII secolo, e durante il periodo Heian gli artigiani giapponesi la perfezionarono fino a ottenere la washi. Dall’etichetta di corte si passò lentamente al gioco: verso la metà del Settecento l’origami ricreativo era ormai diffuso.

Nel 1797 uscì l’Hiden Senbazuru Orikata, il più antico manuale tecnico di origami per svago che si conosca. Spiega 49 modi di piegare gru unite tra loro da un solo foglio (la tecnica renzuru), ideati dal monaco buddista Gidō, con poesie dello scrittore Akisato Ritō. Nel 1976 la città di Kuwana, luogo d’origine di Gidō, ha dichiarato quei 49 modelli bene culturale immateriale. Con l’epoca Meiji l’origami entrò nella scuola: il primo asilo giapponese aprì nel 1875 e la piegatura della carta divenne parte dell’educazione dei bambini.

L’origami moderno deve molto ad Akira Yoshizawa (1911-2005). Nel 1954 pubblicò il libro Atarashii Origami Geijutsu, in cui introdusse il sistema di simboli, frecce e diagrammi che, completato poi da Samuel Randlett, è ancora oggi lo standard per le istruzioni. Inventò anche la piegatura a umido, che permette forme morbide e arrotondate. Secondo una sua stima del 1989 aveva creato più di 50.000 modelli, e nel 1983 ricevette dall’imperatore l’Ordine del Sol Levante.

Domande frequenti

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Andrea M.

Digital Nomad

Andrea è un digital marketer e appassionato di cultura asiatica, convinto che il modo migliore per conoscere un paese sia attraverso i suoi sapori e le sue tradizioni. Viaggiatore instancabile, ha sviluppato nel tempo una profonda passione per l'Asia e le sue tradizioni, che racconta su Viaggiare in Asia con ricette testate e appunti di viaggio. Quando non è in viaggio, lavora su progetti digitali tra Malta e l'Italia.

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