Origine del Ramen

La domanda che in tanti si pongono è quale sia l’origine del ramen: è un piatto giapponese o cinese? Il ramen (ラーメン) è oggi una delle icone della cucina giapponese e spesso è in cima alla lista delle cose da provare di chi visita il Giappone. La sua storia però comincia in Cina. In questo articolo ti racconto la vera storia del ramen, da dove viene il suo nome e qualche curiosità che forse non conosci.
Il ramen è nato in Cina
Il ramen è considerato un simbolo del Giappone, ma l’origine del ramen è cinese: deriva dalle zuppe di noodles di frumento che i cuochi cinesi portarono in Giappone. La data esatta del suo arrivo è ancora discussa.
- Secondo le ricerche del Museo del ramen di Shin-Yokohama, un diario di monaci della fine del Quattrocento (l’Inryōken Nichiroku) cita già un piatto di noodles cinesi in brodo chiamato keitaimen.
- Un’altra tradizione racconta che il primo giapponese ad assaggiare il ramen fu il daimyo Tokugawa Mitsukuni, a cui l’esule cinese Zhu Shunshui avrebbe servito dei noodles in stile cinese alla fine del Seicento.
- Per molti storici, però, il ramen come lo intendiamo oggi non esisteva prima della fine dell’Ottocento.
Dall’apertura dei porti a Rairaiken: la nascita dello Shina Soba
La diffusione del ramen è legata alla fine dell’isolamento del Giappone. Dopo oltre due secoli di chiusura, nel 1858 il Giappone firmò i trattati commerciali con le potenze straniere e nel 1859 aprì i suoi porti. Nelle città portuali come Yokohama, Kobe e Nagasaki si stabilirono molti commercianti e interpreti cinesi e nacquero le prime Chinatown, con negozi e ristoranti cinesi.
Uno dei piatti più popolari di questi ristoranti era una zuppa di noodles chiamata Shina Soba (“soba cinese”), il precursore del ramen. Nel 1910 aprì a Tokyo, nel quartiere di Asakusa, Rairaiken: i suoi cuochi cinesi preparavano i noodles con il kansui, un’acqua alcalina che li rendeva gialli ed elastici. È considerato il primo vero negozio di ramen del Giappone (ha chiuso nel 1976).
Da Shina Soba a ramen: il brodo giapponese
Negli anni ’30, con il deterioramento dei rapporti tra Giappone e Cina, molti cuochi giapponesi presero il posto di quelli cinesi e iniziarono a personalizzare la ricetta. La trasformazione più importante riguardò il brodo: al posto del brodo cinese, leggero e usato per molte preparazioni, i giapponesi svilupparono brodi più ricchi e sostanziosi, carichi di umami, il “quinto gusto” identificato proprio da uno scienziato giapponese.
Oggi i brodi del ramen vanno dal dashi di pesce al miso, dalla salsa di soia al brodo denso di ossa di maiale o di pollo.
Origine del nome ramen
Il piatto era originariamente chiamato shina soba. Con la guerra la parola shina (Cina) assunse una connotazione dispregiativa e, dopo il 1945, il nome fu sostituito da chūka soba (“noodles cinesi”), ancora usato in alcuni menu.
Il nome ramen deriva invece dal cinese lamian, “noodles tirati”: in Cina questi noodles vengono tradizionalmente tirati a mano. Il termine si è affermato definitivamente nel dopoguerra, anche grazie al ramen istantaneo.
Il ramen istantaneo
Il ramen istantaneo è stato inventato nel 1958 da Momofuku Ando, fondatore di Nissin Foods. La prima versione si chiamava Chikin Ramen, al gusto di pollo. Nel 1971 Ando lanciò le Cup Noodles, gli antenati dei nostri Saikebon. Da quel momento il ramen è entrato nell’alimentazione quotidiana dei giapponesi fino a diventare, negli anni ’80, una vera icona culturale.
Qual è la ricetta originale del ramen?
Non esiste un’unica ricetta del ramen: ogni zona del Giappone ha la sua tradizione e il suo sapore predominante. Se sei curioso di conoscere i tipi di ramen tradizionali e le città dove assaggiarli, leggi la nostra guida su dove mangiare il ramen in Giappone.
Il ramen con verdure è sempre stato comune perché, per sua natura, è un piatto economico e accessibile a tutti. Le altre varianti tradizionali sono con frutti di mare, alghe, sardine, cipolle, funghi, miso, salsa di soia o carne.
Se vuoi provare a cucinarlo in casa, parti dalla nostra guida su come fare il ramen, con la ricetta classica, quella veloce e quella fatta da zero.






